UN SASSO PER UN SORRISO




Che un oggetto apparentemente semplice come un sasso levigato riuscisse a muovere così forte la gioia in me come pure in altre persone, non l’avrei mai immaginato.

Tutto iniziò quando mia cugina Tanja mi invitò in un gruppo privato di Facebook chiamato “CH Rocks”. I membri che ne facevano parte pubblicavano foto stupende di sassi di ogni forma e dimensione, trasmutati a colpi di pennellate di colore.

Rimasi subito affascinata da quelle meraviglie dipinte a mano. C’erano raffigurazioni di gatti sornioni, fiori di ogni tinta, stupendi volti femminili… e quel giorno scorsi tutte le foto per parecchio tempo fino a riempirmi gli occhi.

Non attraversavo un periodo semplice della mia vita e notai subito che l’attenzione verso i miei problemi si spostava senza sforzo verso qualcosa di vivo e mi cambiava l’umore.

Decisi di provare a riprodurre uno dei sassi che mi era piaciuto particolarmente e rimasi molto soddisfatta del risultato di cui non credevo nemmeno di essere capace.

Giorno dopo giorno il mio hobby divenne una vera terapia: quando ero intenta a disegnare e colorare perdevo la cognizione del tempo, restavo del tutto assorbita e anche una giornata dura diventava più piacevole.

Quell’effetto catartico fu lo stimolo che mi portò a condividere i miei lavori, così iniziai a farne sempre di più e regalarli in famiglia o agli amici più cari.

A ogni dono mi tornavano indietro occhi commossi pieni di stupore e sorrisi autentici. Quell’arte ben presto divenne come una sostanza benefica della quale non potevo più fare a meno.


Sono da sempre una donna molto empatica, sensibile, che entra in un lampo in risonanza con le emozioni degli altri e vedere che con un piccolo gesto come quello potevo ottenere momenti di felicità condivisa mi riempì il cuore di gioia.

L’idea di dedicarmi a quell’arte in maniera costante divenne un’esigenza e non mi uscì più dalla mente; era un pensiero ricorrente che a volte mi svegliava persino di notte.

Continuai a seguire il gruppo per un po’, sempre affascinata da quello che certe persone davvero abili riuscivano a fare con dei sassi palladi raccolti passeggiando per le campagne dei loro luoghi più cari. C’era però qualcosa che non mi convinceva, non del tutto in linea con il mio modo di essere a dir poco romantico.

I membri del gruppo si limitavano a dipingere e poi lasciavano i sassi in altre città, facendoli viaggiare il più lontano possibile e senza curarsene più, forse dimenticandoli.

Mi sembrava un peccato, alcuni erano delle vere opere d’arte, inoltre il mio intento era quello di far felici le persone e desideravo trovare un modo avvincente per farlo.

Qualcosa di più di un semplice passatempo, qualcosa che rimanesse accanto alle persone, almeno per un po’, senza disperdersi.

Dopo alcuni mesi di svago e prove di pittura, decisi di creare un gruppo tutto mio. Non avevo idea di come nominarlo e chiesi suggerimento al mio compagno. «Desideri così tanto far sorridere la gente, perché non lo chiami Un Sasso per un Sorriso?» mi rispose con assoluta naturalezza, senza nemmeno pensarci.

Mi sentì radiosa. Era il titolo perfetto per il mio progetto e risuonava del tutto con il vibrare del mio cuore.

Rapita da un nuovo entusiasmo, mi misi subito all’opera. L’inizio non fu semplice, non c’erano molti membri nel gruppo, a parte alcuni conoscenti, un’amica virtuale di nome Laura che ben presto divenne collaboratrice e mia figlia Andrea che mi aiutava con le parti scritte con cui avevo poca dimestichezza per via del mio italiano non del tutto perfetto.

Una volta sistemato il gruppo e impostate le regole, iniziai a spargere i sassi per la città di Recanati, luogo in cui vivo, e restai in attesa.

Le indicazioni che avevo stabilito erano che le persone, una volta trovato uno dei sassi dipinti, dovevano scattare una foto e condividerla. Chiunque avesse avuto il piacere di fare altrettanto, doveva lasciare la propria creazione in un punto ben visibile avendo cura di scriverci dietro “Postami nel gruppo Un sasso per un sorriso”. Questo mi permetteva di avere un riscontro tangibile dello stato d’animo del trovatore di turno.

La caccia al tesoro, che proponevo anche attraverso varie pagine social, per lungo tempo purtroppo non sembrò suscitare interesse e provai una gran delusione e frustrazione.

«Chissà che fine fanno quei sassi, se sono apprezzati, ignorati o persino gettati via» pensai un giorno seduta su una panchina in un parco della mia città.

Mi sembrava di aver fallito e amareggiata ero lì che valutavo l’opzione di accantonare il progetto e chiudere la mia pagina.

Proprio in quell’attimo, però, mentre vagavo con la mente da inguaribile sognatrice, avvenne qualcosa di magico.

Sentì un urlo di gioia e subito dopo una frase detta a gran voce.

«Mamma, ho trovato un sasso speciale. Guarda che bello!»

Una bambina, del tutto sorpresa da quel sasso insolito, diverso dagli altri, dopo averlo scovato e preso con sé, lo mostrò ai suoi genitori e se lo portò via come un piccolo tesoro. Quando mi voltai e notai il suo sguardo e il sorriso dei suoi familiari capii di dover andare avanti, non arrendermi.

Dovevo avere fede, quello era il segno che la vita mi stava inviando per invitarmi a proseguire.

Anche se, dopo mesi, avevo avuto quell’unica esperienza come riscontro, in quel momento seppi che era emozione pura quella che si muoveva nelle persone a ogni sasso ritrovato ed era ciò che mi ero prefissata sin dall’inizio.

Da allora mi dedicai con ancora più premura al progetto e rapidamente il gruppo prese vita. Iniziarono ad arrivare le condivisioni, che non avvenivano soltanto con le foto, anche attraverso messaggi calorosi che ogni volta mi riempivano il cuore.


Una donna, per esempio, aveva trovato uno dei sassi con sopra un cuore rosso e la scritta Ti voglio bene proprio mentre lasciava il cimitero dopo il funerale di sua madre e scrisse che la coincidenza l’aveva davvero commossa e rincuorata.

Episodi come quello si intensificarono come per incanto, sempre più persone narravano di sentirsi connesse con la natura che faceva recapitare loro il messaggio o l’immagine in linea con ciò di cui avevano più bisogno in un quel preciso momento.

Lo trovavo stupendo, inoltre notai che i genitori coinvolgevano i loro figli in quel gioco interessandoli a qualcosa di più sano dei soliti videogames. Alcune persone portarono l’attività nei centri per anziani e nel tempo si crearono delle sinergie magiche, in famiglia, nelle amicizie, a scuola.

Tramite un semplice passaparola nel giro di un solo mese, nel gruppo, eravamo arrivati a più di diecimila membri. Attualmente, a distanza di soli quattro mesi siamo oltre cinquantamila persone provenienti da tutta Italia e altre parti del mondo: Svizzera, Spagna, Stati Uniti, Germania, Francia, Australia… e mi sembra davvero incredibile.

Ciò che è nato sottovoce, in silenzio, e sembrava non destare attenzione è divenuto un coro di felicità in continua crescita, dove le persone sembrano unite da un radioso filo invisibile che dona pace e speranza soprattutto in un tempo particolare come quello che stiamo vivendo. Per questo non posso che sentirmi gioiosa di aver contribuito con un’attività così semplice a espandere l’amore nell’animo di ciascuno.

Concludo con un ringraziamento di cuore rivolto a mia figlia Andrea e alla mia cara amica Laura . L'inaspettata e rapida crescita del gruppo mi ha del tutto spiazzata e il loro aiuto, per me, è stato ed è tuttora, più che prezioso. Contribuiscono alla serenità del gruppo senza stancarsi mai, senza di loro non sarebbe lo stesso. Un grazie speciale anche alle nuove moderatrici Sabrina e Ingrid.


Storia Vera di Heidi Aellig

@ Nadia Nunzi


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