Nei colori della vita


«Se vuoi salvarti ricomincia a colorare la vita». Furono queste le parole che mi rimasero in mente appena sveglia dal sogno. Non avevo idea di chi le avesse pronunciate né cosa volessero indicarmi di preciso. Di fatto pensai che fosse un messaggio tanto importante quanto urgente arrivato a me per darmi una nuova possibilità.

A quei tempi ero distesa su un letto di ospedale con una diagnosi alquanto nefasta e rimasi colpita da quella frase che mi infondeva speranza, a dispetto di quella pronunciata poco tempo prima senza mezzi termini dai medici:

«Le restano pochi giorni di vita».

Ero stata ricoverata per una grave malattia. Il mio corpo stava cedendo e, a causa di un’intossicazione da metalli pesanti provocata da una vecchia otturazione di un dente, ogni mio organo interno stava collassando.

Mi sentivo devastata e in colpa. Nel tempo avevo di certo tirato troppo la corda, ignorando gli infiniti messaggi che il corpo mi inviava con insistenza, giorno dopo giorno.

All’età di ventidue anni, subito dopo aver concluso l’Accademia Artistica di Milano, ero entrata a far parte di un’importante multinazionale e mi ero presto affermata come country manager facendo carriera nel campo della moda.


Ero giovane, e come molte ragazze appena uscite dal percorso scolastico, non avevo ancora le idee ben chiare riguardo le mie aspirazioni e mi ero buttata a capofitto in quell’esperienza lavorativa affascinante che mi permetteva di viaggiare in tutto il mondo, conoscere culture nuove, incontrare famosi designer e fare esperienza.

Nonostante questo lato variopinto e interessante, però, in breve tempo la mia vita per assurdo ingrigì. Avevo abbandonato l’uso dei colori passando dal disegno manuale a quello grafico al computer e mi ero persa nella frenesia di ritmi del tutto folli di un’attività che richiedeva un impegno totale.

A volte mi ritrovavo a non dormire oppure a saltare i pasti, trascinata dagli eventi e dalle indicazioni lavorative che mi erano date, portando il fisico allo stremo e a una magrezza eccessiva che non mi apparteneva.

«Non è questa la mia strada» mi ripetevo più volte come un mantra eppure mi lasciavo trascinare dalla smania lavorativa fino a quando non arrivai al crollo e a quella frase, oggi posso dire benedetta, se vuoi salvarti ricomincia a colorare la vita.

Avevo toccato il fondo, non dando attenzione al richiamo della mia parte più profonda, il minimo che potessi fare era prestarle ascolto in quel momento, procurandomi dei semplici colori.

Del resto non potevo intrattenermi guardando programmi televisivi o leggendo, perché mi stancavo troppo e stressavo il sistema nervoso, così chiesi di farmi avere alcuni fogli bianchi e dei pastelli e iniziai a colorare senza particolari aspettative. Sceglievo un colore e mi dilettavo oppure creavo dei mandala circolari assecondando l’ispirazione del momento.

Mi resi conto quasi subito che usando certe tonalità scure il mio umore depresso peggiorava, mentre usandone altre come per esempio il rosso mi sembrava di recuperare un po’ di energia. Oppure usando le sfumature del giallo o le tinte del mare, come l’azzurro o l’acquamarina, mi sentivo meno triste.

Ero a dir poco sorpresa e decisi di consultarmi con alcuni specialisti del reparto in cui mi trovavo. Chiesi se fosse possibile un nesso tra i colori e la psiche, mi indicarono come poter approfondire l’argomento e dove cercare informazioni precise.

Di fatto, un disegno dopo l’altro, i giorni passarono e, insieme alle cure mediche, il mio stato di salute sembrò stabilizzarsi al punto che dopo alcune settimane, quasi incredula, potei uscire dall’ospedale.


Una volta a casa, continuando a curarmi con i farmaci prescritti, iniziai a leggere testi antichi sulle neuroscienze per comprendere meglio la disciplina, le varie connessioni energetiche e si aprii un mondo nuovo alquanto variegato davanti a me.

Man mano che mi addentravo nell’argomento seguitavo a usare il colore in varie modalità: indossavo abiti in maniera consapevole percependo la diversa frequenza vibratoria di ciascuno, facevo quadri che a volte appendevo al muro per osservarli, e tinteggiai anche le pareti di casa per sentire cosa mi trasmettesse una stanza rispetto a un’altra. Fu sorprendente percepire in maniera diretta la risonanza energetica che ogni tinta emanava.

Scoprii che, nella neuro architettura, anche dove si posiziona il colore fa la differenza e non è tanto la quantità usata quanto dove l’occhio umano percepisce la sua forza.

Inoltre che il colore può interagire maggiormente con il corpo fisico, se veicolato dall’acqua, tramite i bagni colorati.

Negli anni lo sperimentai su di me su ogni piano: fisico, emotivo, emozionale e spirituale e potei convalidare tutto ciò che avevo letto nei vari testi scientifici. La mia salute migliorò e, nello stesso tempo, trovai anche la mia strada.


Oggi posso davvero dire che i colori sono stati la mia salvezza, e la mia missione adesso è di portarli nella vita di altre persone, per aiutarle a scoprire sé stesse e farne un uso quotidiano consapevole.

I colori fanno parte da sempre delle nostre vite. Ci circondano, ci vestono, ci rassicurano, ci scaldano o raffreddano, ci mostrano un’identità… eppure spesso non ci rendiamo nemmeno conto dell’influenza che hanno su di noi. Per questo sono grata alla vita per l’opportunità che mi ha offerto nello scoprire il loro potere e ben lieta di portare un valido contributo con la mia esperienza e i miei continui studi.

Nonostante la malattia, ho avuto la fortuna di potermi formare con i più grandi maestri del colore, quali Max Luscher, Peter Mandel, Konstantin Korotkov, Lieberman, Jacob Liberman… e creare il metodo Colors®, i progetti Coloranima e Colorsophia attraverso i quali sempre più persone stanno trovando la loro via. E non importa che sia un’amica, un’estranea o una persona famosa a rivolgersi a me, la mia gioia è nel benessere di chiunque abbia bisogno di guarire in qualche ambito della propria vita o anche soltanto conoscersi più a fondo oppure raggiungere un obiettivo.

Ci sono ragazze che, tramite una o più consulenze, hanno riscoperto il loro talento nascosto, altre che hanno risolto situazioni personali intricate, altre ancora che hanno ritrovato il loro equilibrio nelle relazioni intime. Ci sono inoltre varie aziende che mi contattano per sfruttare al meglio l’energia di ogni sfumatura nei vari ambienti lavorativi ed è per me un piacere offrire i miei suggerimenti e ricevere meravigliosi feedback.

Anche se a volte sono stanca, oggi sto bene, riconosco i miei limiti e mi rispetto, senza smettere di divulgare il mio sapere attraverso i social e i ventidue libri che ho scritto. I colori mi hanno salvata e questo è il mio modo di onorarli nonché ringraziarli profondamente. Il mio augurio è che possano essere una guida intelligente per quante più persone possibili e come dico spesso: «Coloratevi la vita di nuove opportunità e scoprite i segreti dei colori che vi appartengono.»


Storia vera di Samya, Ilaria Di Donato Business coach e Consulente specializzata in Psicologia dei colori

raccolta per CONFIDENZE n°16 di aprile 2021

@Nadia Nunzi

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