Crocerossina & Vittima due lati della stessa medaglia
- nadianunzi
- 24 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Quando tendi a voler aiutare l’altro mettendo via te stessa, persino annullandoti, come prima cosa, chiediti perché lo fai.
Ma non rispondere di getto, prenditi del tempo, perché la prima risposta spesso non è quella reale ma la scusa che ti racconti per tentare di difenderti.
“Perché lo amo, perché sono altruista, perché per me è normale aiutare…”
Queste sono risposte superficiali. E non vuol dire che tu non sia davvero una persona empatica, altruista e che non abbia buone intenzioni. Sia chiaro.
Ma c’è dell’altro.
Spesso dietro aiuti non richiesti e l’attitudine a dare tanto/troppo si cela un vuoto affettivo profondo e un bisogno altrettanto profondo di riconoscimento.
Tradotto sarebbe: ti do tanto così tu mi vedi e mi ami come ti amo io.
In una frase ancora più concisa si traduce con Dipendenza Affettiva.
Materia prima della vittima. L’altro lato della crocerossina.
Come ne sono uscita?
Quando ero nel pieno della dipendenza affettiva non sapevo nemmeno che cosa fosse. Non ne avevo mai sentito parlare ed ero nel mio mondo di sogni infranti e sofferenze.
Mi sentivo vittima delle circostanze, insicura, meno degli altri e più che mai vulnerabile.
Quando una psicologa mi ha riferito di avere a che fare con la dip. affettiva ho avuto una reazione di rifiuto così grande da salutarla subito e decidere di non volerla incontrare più.
Solo alcuni anni dopo sono riuscita a vedere in faccia la realtà e ho capito di dover fare qualcosa per uscire da quella condizione.
Ecco questo è il primo passo: riconoscere e accettare, con gentilezza, non con rassegnazione, di vivere quella percezione falsata di sé stesse.
In seguito è necessario riconoscersi come ADULTE e non più come bambine.
Andare a sanare i vuoti e le ferite che abbiamo vissuto nell’infanzia utilizzando la nostra adultità attuale.
Questo è stato per me lo step più importante che mi ha permesso di uscire dalla condizione di vittima e di crocerossina, per riconoscere sempre più il mio valore.
Così come sono. Senza dover cambiare e dare troppo per essere vista.
Prova a farlo anche tu: ora prendi una foto di quando eri bambina e guardati. Poi vai allo specchio e osserva la persona che vedi nel riflesso.

Fai un confronto.
Sei ancora lei?
O sei chi può prendersi cura di lei?
Riflettici senza banalizzare l’esercizio. E soprattutto ascoltati, stai con le sensazioni fino a che la percezione di te non cambia.
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