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  • Nadia Nunzi

L'intervista di M.


L'intervista.

Ciao M., molte donne, leggendo la tua storia, hanno espresso giudizi e alcune hanno dubitato persino della tua sincerità. C’è qualcosa che vorresti dire loro?

Non credo di essere in grado di dimostrare, in poche righe, che quanto detto sia vero. Penso che ancora oggi sia normale dubitare di un uomo che dice di aver subito violenza e, anche per questo motivo, sono ancora in pochi quelli che denunciano e, sono fermamente convinto, che in questo modo non la si combatte, anzi la si alimenta, dando, ad alcune donne, l’alibi per poter incidere con più convinzione, certe di avere diritto a qualsiasi comportamento in quanto tali, ma allo stesso tempo si espongono ancor di più al possibile raptus del compagno. A questo rischio ci sono andato molto vicino anche io.

Ritieni che ci sia differenza tra violenza psicologica fatta da uomini sulle donne e violenza psicologica fatta invece dalle donne verso i loro partner, come è successo a te?

Io l’ho vissuta e non immaginavo nemmeno lontanamente si trattasse di violenza finché non mi hanno fatto documentare. A quel punto ho incominciato a guardarmi dall’esterno e ho visto come ero ridotto. Ho preso anche sberle e calci, ma nulla è stato devastante quanto la violenza psicologica.Davvero non saprei. A parte alcuni accenni raccontati e testimonianze lette, non sono in grado di avere una profonda conoscenza del fenomeno, ma credo ci sia ben poca differenza sull’essere sminuiti, incolpati di fare tutto sbagliato, insultati, umiliati, far pesare ogni scelta o interesse personale, usare possessività…

Pensi che, in alcuni casi, sia stata davvero in pericolo la tua vita e anche quella di tua figlia?

La mia si, quella di mia figlia no.

Hai mai pensato di denunciare tua moglie?

Negli episodi più gravi di violenza fisica, mia moglie trovava sempre il modo, con le parole e con gli atteggiamenti inquisitori, di farmi ritenere colpevole di non so quale delitto (ovviamente credeva giustificate le sue reazioni a causa dei miei comportamenti. Che, vorrei specificare, erano sempre collegati a situazioni inventate o manipolate, in quanto - come già accennato - nemmeno avevo una vita fuori di casa, neanche con i colleghi!) e riusciva a farmi credere, terrorizzandomi, di avere colpa su tutto, minacciando che mi avrebbe buttato fuori di casa, tutte le volte.

Dopo che ci siamo separati, ha pensato di poter fare ancora la padrona della mia vita. A quel punto l’ho denunciata ed è stato qui che ha cercato di mettermi contro nostra figlia. Nonostante lei fosse stata la testimone di ogni episodio e avesse sempre espresso la verità, è riuscita, con le falsità, a destabilizzarla, facendole credere che avessi l’amante e che, per questo, avevo rovinato la famiglia.

Qual è stato il tuo percorso dopo la separazione?

C’è un percorso lunghissimo, terribilmente lungo, sia prima che dopo.

Ho deciso di dire basta con il matrimonio quasi due anni prima della separazione effettiva. In quel periodo non ho voluto avere più nessun contatto o rapporto intimo, forse le donne suddette stenteranno a credere anche questo, ma non l’ho cercato da nessun’altra parte.

La violenza psicologica è una cosa terribilmente seria, e ho sofferto per anni anche di quella sessuale, per i continui rifiuti, senza mai battere ciglio. Sette mesi prima di chiedere la separazione mi sono rivolto a un’associazione contro la violenza domestica di donne, uomini e bambini. Mi hanno accolto bravissime sociologhe facendomi documentare sul fenomeno e guidandomi verso la psicoterapia, durata quasi due anni, non consecutivi, e conclusa lo scorso marzo. Mi ha aiutato tantissimo anche la biodanza, riuscendo a far emergere ferite nascoste e tantissimo anche il canto. Ritengo che entrambe le ‘discipline’ abbiano avuto, e hanno tuttora, un ruolo fondamentale nella terapia.

Ti senti pronto a ricominciare una nuova vita di coppia o non credi più nei rapporti a due e nei sentimenti?

Le mancanze, il bisogno, il caso, la confusione, lo stato d’animo e tante altre componenti, mi hanno fatto avvicinare a due donne dopo la separazione.

Le ferite e le paure di entrambi hanno fatto naufragare in partenza queste nuove relazioni.

Ho scelto di fermarmi, da diversi mesi, nonostante altre attrazioni o interessamenti, cercando di provare a capire cosa mi attira o attira loro, di non compatibile con il mio carattere e provando ad avvicinarmi, anche con l’aiuto della comprensione di me stesso e dei miei errori, solo a donne che ritengo possano essere affini con il mio modo di essere.

Io sono un sentimentale, Nadia, e il pane per quelli e quelle come me è uno scambio intimo molto profondo, fatto anche di condivisione delle proprie sensazioni ed emozioni - beninteso non morboso - ma che sia importante per entrambi, come peraltro fondamentali le rispettive individualità.

Come potrei non crederci?

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