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  • Nadia Nunzi

Un posto buono nel mondo


In Italia ci sono venuta (dalla Romania) perché avevo bisogno di lavorare e al mio compagno sembrava il posto giusto per un radicale cambio di vita a favore di entrambi.

Nostra figlia è nata giusto un anno dopo il trasferimento ma l’incubo si è manifestato prima. In anticipo di qualche mese. Un tempismo perfetto.

Tra un’infinità di alti e bassi, che mi sembravano normali, ho tirato avanti fino a oggi.

Mio figlio ha dieci anni, e un carattere introverso e sensibile oltre misura.

Suo padre non c’è. Non c’è nel senso che non lo considera. È come se non esistesse per lui. Mentre io sono il bersaglio quotidiano di ogni sua frustrazione e debolezza.

Vorrei tornare a casa, nel mio Paese. Mi sento ingabbiata qui senza un futuro né un presente. Non ho un lavoro (alla fine non ne ho mai trovato uno) e quindi nessuna indipendenza. Sono legata a lui, lontana dalla mia famiglia.

Mio figlio soffre, non ha amici e anche se cerco di essere per lui un solido punto di riferimento, vedo che non basta. Vacilla e si tiene tutto dentro. Si sente inferiore a tutti, anche a suo padre e la voragine che la sua assenza gli ha procurato non riesco a colmarla.

Il mio punto d’appoggio attuale è un gruppo di sostegno per donne maltrattate. Qui ho trovato delle amiche, delle persone che soffrono quanto me o che hanno sofferto, ma che vogliono anche ritornare a splendere. Ci vengo di nascosto altrimenti non potrei.

M. mi passa a prendere a pochi metri da casa e insieme andiamo lì.

Ci ritroviamo ogni martedì sera e ci raccontiamo le giornate come se scrivessimo un diario di bordo.

«Come ci siamo finite in questa situazione?», ci chiediamo spesso e non abbiamo ancora una risposta. O forse si ma preferiamo non dircela e ci aggrappiamo l’una alla forza dell’altra perché sappiamo almeno di non essere sole e le colpe, che spesso c’infliggiamo, così sembrano svanire.

Troverò una via, lo so. Mi dicono di non arrendermi e, anche se a volte è la cosa più naturale che mi viene da fare, non me lo permetto.

Voglio credere che ci sia anche per me (e per mio figlio) un posto buono nel mondo, lontano da chi non è stato educato al rispetto. Voglio crederci e non farmelo sfuggire. T.

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