• Nadia Nunzi

L'arcobaleno dopo il buio


La mia storia inizia nel 2009.

Appena ventenne incontro un uomo più grande di me di tredici anni.

Lui si mostra sin da subito dolcissimo, premuroso e mi fa sentire al centro del mondo. In breve tempo mi innamoro. Viviamo a distanza, e ci incontriamo ogni quindici giorni alterandoci. Sono completamente presa, nonostante un suo problema fisico dovuto a un brutto incidente che lo porta a zoppicare.

Nel dicembre di un anno dopo lascio la mia città, i miei amici e tutto il mio mondo e inizio a convivere con lui nella sua città.

Sembra un sogno che si realizza.

Dopo pochi mesi di convivenza, però, inizio a sentire un senso di inadeguatezza: per lui ogni cosa diventa troppo. Sono troppo alta, troppo grassa, troppo solare.

Iniziamo a litigare, e in seguito, imparo a zittirmi per evitarlo.

Lui vuole il controllo su tutto e non capisco perché.

Anche per cose semplici come decidere il tipo di pasta per pranzo, devo chiedere prima il suo parere.

Da ragazza solare, allegra, piena di vita mi ritrovo spenta, quasi senza rendermene conto.

Nel 2011 compriamo casa e andiamo a vivere dai suoi mentre aspettiamo i tempi di ristrutturazione. Un anno dopo rimango incinta e ci trasferiamo nella nostra nuova casa.

In gravidanza prendo 25 chili e divento apatica.

Nulla mi tocca più. Sono io il nulla.

Quando nasce la bambina il mio senso di inadeguatezza aumenta.

Lui non mi supporta e continua a colpevolizzarmi su tutto.

Ogni cosa che dico o faccio è, per lui, sbagliata.

Ho quella sensazione di svilimento e impotenza ancora addosso.

Poi nel 2015 lui ha un malore e viene ricoverato d’urgenza per un problema cardiaco.

Ho un attacco di panico. Passo mesi senza mangiare né dormire.

Non esisto più.

Lui dice che sono pazza, da rinchiudere e sedare. Ma, nonostante tutto, sono forte. Decido di andare da una specialista e apro gli occhi. Con il suo aiuto inizio e a vedere la realtà per quel che è veramente.

Non è un percorso semplice, anzi, a tratti dilaniante. Poi, però, arriva un giorno che seduta sulla poltrona dalla psicologa, comprendo che di non essere io la malata.

Lui mi ha uccisa, offesa, svuotata e trasformata in un essere privo di sicurezze e mi ha tolto indipendenza sia emotiva sia economica. Per non parlare di come parlava di me a mia figlia. È stato un calvario, se penso alla mia relazione mi manca il respiro.

Individui come lui, sono incapaci di amare, prendono tutto dalla persona che hanno accanto e nemmeno fanno capire il loro gioco. Ti cambiano piano piano e tu non riesci ad accorgertene. Quando ce la fai, sei ormai devastata. Ma ci si può ricostruire e riprendersi tutto.

Sono felice di essermene andata nel 2017.

Ad oggi sono due anni che vivo senza di lui con mia figlia. Ho nuovi amici, una nuova vita e soprattutto sono di nuovo me stessa. Non è facile accettare di aver amato un’idea, accettare di essermi fatta trattare in quel modo e soprattutto che lui non esiste. Comunque sono serena e anche la bimba è serena. Lui non mi ferisce più e non mi tocca più. Per me è morto dentro di me. Una storia difficile, come molte, ma si rinasce. Sempre.

Dietro ogni periodo buio c'è l'arcobaleno.

Vale sempre di lottare per se stesse.

Ricordiamocelo ogni giorno.

Testimonianza Anonima.

©Nadia Nunzi

#ilmanipolatoreelapreda

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