• Nadia Nunzi

Il solito copione


Ciao Nadia, scusa se ci ho messo un po' a decidermi di scriverti, ma non ho più voglia di parlare della mia storia. Dopo tanta sofferenza ho il rifiuto totale, non in senso di rimozione ma di superamento.

Sono troppo occupata a vivere la mia vita, per fortuna.

Comunque ti lascio un riassunto...

Ho conosciuto il "pagliaccio" mentre stavo ancora con il papà del mio bimbo. Ero sola e insoddisfatta. Lui è piombato come un avvoltoio promettendomi il paradiso. Io non ci credevo ma lui è stato abile nel penetrare nelle mie lacune affettive e nel creare la dipendenza.

In quattro anni di "tira e molla", durante i quali mi sostituiva con altre donne velocemente a ogni crisi (ne teneva una di scorta), mi ha fatto scenate per ogni più futile motivo, praticamente ovunque. Tutte le feste rovinate, ogni tentativo di felicità e normalità sabotato, i miei sentimenti completamente manipolati. Ho tentato molte volte di lasciarlo, ma alla fine riusciva sempre a riagganciarmi.

Una volta, dopo un anno intero, a Natale arriva il suo messaggio poi le continue triangolazioni. Un incubo nel quale purtroppo ho persino coinvolto mio figlio, che ha visto la sua famiglia distrutta perché ho scelto di stare con questo individuo.

Intanto lui continuava la sua commedia. All’ennesimo tradimento, il giorno di San Valentino, ho toccato il fondo.

Di giorno mi amava, di notte non mi amava più.

Così ho deciso di chiudere.

In risposta a una mia preghiera, l’Universo mi ha aperto gli occhi svelandomi il nome della patologia: narcisismo perverso. Da lì la faticosa risalita.

Tutto si svelava e rivelava. Ogni minimo particolare. Ogni parola. Il set smontato pezzo per pezzo. Un copione ridicolo nella sua crudeltà. Poi ho attuato il "no contact" e mi sono salvata perché intanto studiavo e mi informavo.

È tornato naturalmente, convinto di farcela anche stavolta a irretirmi, ma le cose erano cambiate. Io, finalmente, ero cambiata. Avevo capito ed ero una donna Libera.

La domanda che mi pongo è: perché ho dovuto metterci quattro anni della mia vita e della vita di mio figlio per capire con chi avessi a che fare? Ora, comunque, sono una donna con mille amici e un uomo accanto. Non sono innamorata e sono molto felice di questa mia indipendenza affettiva. Mi perdono per ciò che ho patito e spero che anche il mio bimbo un giorno possa perdonarmi. Ma può essere che l’abbia già fatto...

Grazie per questa opportunità. Auspico quel giorno in cui tutte noi donne saremo libere e consapevoli, senza che nessuno abusi della nostra capacità di amare. Carlotta S.

@ Nadia Nunzi

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