• Nadia Nunzi

Semplicemente Chiara


Il dolore di un dramma che travolge all’improvviso è una macchina che trascina brutalmente davanti a un bivio e poi lascia lì, inermi, smarriti e terrorizzati.

È a quel punto che si deve decidere da quale parte della vita andare ed è proprio davanti a quel bivio che Chiara Bordi, diciottenne di Tarquinia, dopo tanta paura, insicurezza e disagio, imbocca la strada della RESILIENZA.

Ha soltanto dodici anni quando un’auto contromano la travolge in piena notte mentre in motorino con un suo amico sta rientrando a casa dopo aver assistito a un saggio di danza.

Quando si ritrova a terra, si rende subito conto della gravità della situazione, avvertendo il dolore lancinante del femore rotto e vedendo il piede sinistro quasi staccato dalla gamba. Resta cosciente per tutto il tempo mentre con l’eliambulanza viene trasportata di urgenza al Policlinico Gemelli, ed è lì, nel reparto di terapia intensiva, che si risveglia dopo una prima operazione, senza il coraggio di chiedere niente.

Dopo tre giorni di silenzi e vaghezza, sono i genitori a dirle cosa ne sarà della sua gamba ed è in quel momento che, tra le lacrime, il pensiero di Chiara torna subito verso la sua passione per la danza.

«Come farò a ballare, adesso?» si chiede, e poi ancora: «Perché proprio a me?».

La voglia di lasciarsi morire è forte ma non vince su quella di VIVERE che le infondono i suoi genitori, standole accanto costantemente, e su quella che le trasmette sua sorella mentre le mostra le foto di modelle amputate che conducono una vita dignitosa, alla pari di chiunque altra persona.

«Non ho più una gamba, ma ho ancora la vita» si dice alla fine Chiara, e alla vita ci si aggrappa dandole un valore nuovo.

Dopo nove mesi a letto ricomincia a camminare come una bambina che muove i primi passi e in seguito, a dispetto dell’hip hop che ha lasciato, inizia a praticare sport come non ha mai fatto prima, prende anche il brevetto da sub.

Non si piange addosso, insomma, e non si fa intimidire dalla protesi che sostituisce la sua gamba. Non la nasconde, al contrario la abbellisce con gli strass e la illumina con i led colorati. Ma la luce lei ce l’ha dentro e il suo desiderio è che sia contagiosa per tante altre persone.

Decide così di candidarsi a Miss Italia, non per vincere ma per far vedere che una disabilità come la sua non toglie la possibilità di andare avanti e di condurre una vita normale. Nonostante un po’ di stanchezza in più rispetto alle altre ragazze, sfila con determinazione e tranquillità sui tacchi alti come loro e si fa scivolare addosso i giudizi offensivi che qualche vigliacco da tastiera le regala senza alcun scrupolo.

La partecipazione a Miss Italia per lei è un modo per uscire dagli stereotipi della bellezza ma soprattutto per trasmettere un messaggio di speranza e forza alle persone più fragili che si trovano in una situazione critica e che pensano di non riuscire a superarla.

«La disabilità non dev’essere un punto di arresto, ma di partenza», dice sorridendo con serenità e, anche se all’inizio non è stato facile accettarsi nella nuova forma del suo corpo, ora Chiara sta bene e desidera trasmettere a tutti la sua energia.

«Se non fai vedere agli altri quello che puoi fare, le persone hanno paura di approcciarsi a te» aggiunge mentre si racconta e, per questo, quando viene invitata a far parte del team di “SuperAbile” non esita un attimo ad accettare. Ora è testimonial di un progetto scolastico importante e insieme a un altro ragazzo che, come lei ha subito un’amputazione, va nelle scuole in mezzo agli undicenni per mostrarsi loro nella sua normalità e per accogliere le loro domande.

«È molto bello vedere l’interesse dei ragazzi e spero davvero che in futuro ci siano meno pregiudizi e siano abbattuti tanti tabù come quello della disabilità» conclude Chiara e accodarsi al suo messaggio è un’ode alla vita. Le sue parole sono un abbraccio che conduce al di là delle barriere sociali e dei limiti che spesso siano noi stessi a creare. Chiara va oltre quei limiti e si proietta verso un futuro di sogni, studi e progetti, perché da un evento traumatico come il suo, se si vuole, ci si può ricostruire al meglio e diventare più forti di prima, appunto super abili. E lei, di certo, lo è.

© Nadia Nunzi

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